Fonte
Tgfin.
Qui sotto riporto l'articolo in questione, premettendo una mia riflessione. Fra un anno e poco più ci sarà un modo diverso di classificare e vendere le case. Ciò avverrà in base a criteri ambientali, come la capacità di isolare dal freddo o dal caldo, di consumare poco combustibile , di avere pannelli per la produzione di acqua calda o energia elettrica. Tra l'altro queste misure sono già troppo tardive. Ma insomma meglio tardi che mai. Tuttavia questa misura virtuosa porterà con sè una funesta conseguenza.
Molte case comprate a prezzi folli in questi anni, ma costruite con criteri "vecchi" rispetto alle classificazioni richieste dalle nuove norme, saranno inevitabilmente svalutate. In questo modo la gente che ha speculato nel settore edilizio si prenderà, giustamente, una bella bastonata nei denti; ma chi, invece, ha fatto un mutuo, un prestito, un finanziamento per realizzare il suo sogno, per farsi una bella casa, ebbene questi ultimi si vedranno svalutare le proprie abitazioni sotto gli occhi. Con un senso di amarezza e frustrazione enorme, per aver, col senno di poi, strapagato un cosa che non valeva il prezzo di mercato. E da qui ci sarà un'ondata di sfiducia e di insolvenze. E allora le banche si troveranno di noi sotto il tiro di piccoli e grandi default, di insolvenze più o meno gravie ancora una stretta violenta attanaglierà il settore drogato del credito.
"Casa: i prezzi salgono ancora
In tre anni sono cresciuti più del 25%
I prezzi delle case salgono, ma frenano le vendite. Con una quotazione media arrivata a 1.518 euro al metro quadrato sul mercato immobiliare, le quotazioni del mattone in Italia continuano a salire, seppure a un ritmo più contenuto rispetto al passato. Ma di case se ne vendono sempre meno. Forse proprio perchè, tra prezzi alle stelle e mutui sempre più cari, l'acquisto dell'immobile sta sempre più diventando una chimera per tanti.
A soffrirne di più sono sicuramente i giovani, che infatti fanno una grande fatica a conquistare l'autonomia economica, tra costo della vita sempre più alto e mercato del lavoro sempre più fondato su stipendi bassi e precariato.
I prezzi delle case, seppur in frenata rispetto al passato, hanno mantenuto infatti un ritmo molto sostenuto e ben al di sopra dell'inflazione, se soltanto nel primo semestre dell'anno l'aumento si è attestato al 2,8% rispetto al semestre precedente e al 6,6% rispetto ai primi sei mesi del 2006. Un rallentamento però rispetto al secondo semestre scorso, quando si era registrato un +3,7% semestrale e un +8,8% annuo. Ma nell'arco di tre anni, la corsa del mattone ha messo a segno una crescita a due cifre. A dirlo sono gli ultimi dati dell'Osservatorio del mercato immobiliare, pubblicati dall'Agenzia del territorio.
Dal 2004 a oggi, l'aumento complessivo delle quotazioni nei capoluoghi italiani è stato pari al +26,5%, superiore a quello di cui sono stati protagonisti i comuni non capoluogo, dove si è registrato un +23,2%. A farne maggiormente le spese, però, sempre negli ultimi tre anni, sono state le grandi città, con oltre 250mila abitanti, dove i prezzi delle case sono aumentati del 31% nel confronto tra il primo semestre 2004 ed il primo semestre 2007, mentre nei comuni fino a 5mila abitanti si è registrata, nello stesso periodo, una crescita pari al 17,6%, come ha affermato il direttore dell'Osservatorio, Gianni Guerrieri, nel corso della presentazione della nota semestrale.

A spiegare la frenata del mercato segnalata nel primo semestre dell'anno è il confronto con la decisa crescita del periodo precedente. In particolare, ha infatti rilevato l'Osservatorio, il rallentamento delle quotazioni residenziali è "più sensibile" per i capoluoghi che pure hanno registrato un incremento pari al 6,9% su base annua (contro un +10,5% nel secondo semestre 2006), mentre nei comuni non capoluogo sono aumentate del 6,4% su base annua (+8,1% nel secondo semestre 2006).
Ma di case se ne vendono poche. Contrario all'andamento dei prezzi è infatti il trend relativo alle compravendite, risultato negativo in tutti i settori, compreso quello delle abitazioni. Nel primo semestre dell'anno, sempre sulla base dei dati dell'Omi, il settore residenziale con 412.774 transazioni ha infatti registrato un calo del 3,4% rispetto al primo semestre del 2006 (il decremento comunque più contenuto rispetto agli altri settori, come quello terziario, commerciale e produttivo); il volume complessivo delle compravendite è stato invece di 884.442 transazioni con una diminuzione pari al -3,9%, su base annua.
Questi dati, ha sottolineato Guerrieri, "fotografano una inversione di ciclo già preannunciata, che si riflette innanzitutto sulle compravendite e poi sui prezzi, per i quali si assiste ad un lieve rallentamento del tasso di crescita, che comunque resta positivo".
Nel dettaglio, le compravendite sono risultate in "sensibile calo" nei capoluoghi, con un decremento indistinto per area geografica intorno al -7% su base annua. Tale tendenza negativa è ancora più accentuata nelle principali grandi città (per le quali si è registrata una variazione media pari al -9,7%), con un calo delle transazioni che va dal -14,2% di Napoli, al -13,5% di Milano e al -10,1% di Roma. Unica città con segno positivo, Torino (+0,5%).
Per la seconda parte dell'anno, è comunque atteso, secondo la previsione formulata dallo stesso Osservatorio, un recupero del volume delle transazioni, che nel 2007 dovrebbe quindi arginare il calo ad un -1,2% nel settore residenziale sul 2006. Ecco una tabella che riassume l'andamento delle compravendite nelle maggiori otto città italiane registrato nel primo semestre dell'anno, rispetto al primo semestre del 2006.
CITTA' VAR.% COMPRAVENDITE I SEMESTRE 2007-I SEMESTRE 2006
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ROMA -10,1
MILANO -13,5
TORINO +0,5
NAPOLI -14,2
GENOVA -11,9
PALERMO -13,7
BOLOGNA -9,7
FIRENZE -3,1
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TOTALE -9,7