Eternità Heideggeriana e Severiniana
scritto da gintonic76 il giovedì, 06 dicembre 2007 ,10:14

Sul Corriere della Sera di oggi c'è un bell'articolo (pg .51) di Severino sulla pubblicazione in Italia dei Contributi alla Filosofia di Heidegger. La recensione di Severeno si impernia sulla tesi di Hedegger secondo cui fino a che non sarà dimostrato incontrovertibilmente che l'Esserci - = uomo - sarà eterno nessuna verità eterna potrà esserci. In questa prospettiva teoretica, Heidegger àncora inscindibilmente e cum necessitate la verità al concetto di riconoscimento della verità stessa.
La critica del grande filosofo bresciano è qui .
Perchè, secondo Severino, si deve, invece, comprendere che in realtà l'uomo è da sempre eterno. Poichè affermare il contrario, affermando cioè che l'esserci in qualche modo perisca, significa affermare che qualcosa che è (l'esserci) potrà non essere (perire). Ma questo asserto è appunto quanto NON può essere affermato in base al principio di non contraddizione. In base al quale è vietato identificare il qualcosa che è (essere) con il qualcosa che non è ( il nulla).
Se l'edificio severiniano tiene da questo versante, proviamo a vedere se tenga anche da quest'altro punto di vista.
Dire che l'eternità spetta da sempre ordi rerum significa dire che, dacchè la si riconosca o meno, essa è comunque è già da sempre. Vale a dire che la verità dell'essere è eterna anche se non siamo disposti ad ammetterlo. Per cui in questo senso, almeno, di una cosa non è in possesso la verità eterna dell'essere: della capacità di riconoscimento. Infatti secondo il modo di ragionare di Severino eternità dell'essere c'è indipendetemente da un suo riconoscimento.
Io, invece, sostengo che elemento essenziale per la verità sia quello di farsi carico del suo riconoscimento. L'essere è eterno in quanto riconosciuto come tale. Non può esistere una verità che stia in piedi e che non sia riconosciuta dagli altri come verità. La verità ha qundi bisogno di altro da sè per riconoscersi. L'essere ha quindi bisogno dell'altro da sè per riconoscersi. Sicchè anche l'eternità di Severino da ultimo non può accampare la pretesa di poter sgombrare il campo dai dubbi, poichè l'eternità così conseguità esclude almeno per un momento il suo riconoscimento. Ma ciò non può accadere proprio in base allo stesso principio di non contraddizione.
Altrimenti separare l'essere dal suo riconoscimento è come separare l'uomo dalla sua ombra. Impossibilia.








